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Storia

Una storia che comincia con una traversata

Il prologo è del 1910, su un piroscafo per New York. L’inizio a Roma, nel 1928, su un ponteggio del quartiere Prati. In un secolo l’Italia è cambiata profondamente; i nostri valori no: sono gli stessi di un secolo fa.

Quattro generazioni

Al timone del Gruppo, dal 1928 a oggi

Giuseppe Matteoni
GiuseppeIl Fondatore
Aldo Matteoni
AldoSeconda Generazione
Riccardo Matteoni
RiccardoTerza Generazione
Lapo Matteoni
LapoQuarta Generazione
Le origini

Dall’Appennino all’America

S.S. Duca d’Aosta, Genova 1910
Ellis Island - Registri Ufficiali

Giuseppe Matteoni nasce il 13 marzo 1889 a Torri di Sambuca Pistoiese, sull’Appennino Toscano, in un’Italia contadina dove si comincia a lavorare sin da bambini. Capisce molto presto che la vita da bracciante non gli darà mai ciò a cui ambisce e, insieme al fratello Manlio, decide di emigrare, prima in Svizzera e poi verso la «Merica», una terra mitica e lontana associata al sogno americano fatto di abbondanza e libertà sociale. Con tanto coraggio e voglia di lasciare il segno, i fratelli partono da Genova sul piroscafo Duca d’Aosta, nel 1910, ed arrivano il 5 luglio a New York, passando dai registri migratori di Ellis Island, venendo indirizzati in Colorado, verso le miniere nei dintorni di Denver.

Giuseppe annotava ogni dollaro guadagnato e ogni dollaro speso su un taccuino rilegato in tela cerata, comprato al porto di Genova. In famiglia si dice sia stata la prima contabilità del Gruppo.
Lo Storo

L’emporio che cambiò tutto

Lo Storo
Lo Storo - L’Emporio

Fu un infortunio a cambiare la traiettoria della famiglia Matteoni: un incidente all’occhio tolse Giuseppe dalle miniere e gli lasciò il tempo di guardarsi intorno, riflettere e fiutare nuovi business. Vide minatori che per un pezzo di sapone o un utensile dovevano aspettare settimane, e decise di aprire un emporio, che chiamò «Storo», dove per i locali era possibile reperire tutto ciò che in quelle valli mancava. Lo Storo divenne un punto fermo della comunità locale, ed il business si allargò a tal punto che anche Manlio lasciò la miniera e Teresita, la sorella, arrivò dall’Italia, per dargli una mano.

Sulla lavagna dei prezzi le voci erano scritte in inglese e in italiano. Ai minatori fidati si vendeva a credito: il loro nome veniva annotato sul taccuino di Giuseppe e cancellato al momento del saldo, il giorno della paga. Si narra che quando i fratelli lasciarono il Colorado, non un conto rimase aperto.
Il ritorno

Il paese, poi Roma

Via Buccari, Roma
Via Buccari 16 - 1937

Rientrato in Italia, Giuseppe portò al paese ciò che aveva visto oltreoceano: l’acqua corrente e la luce elettrica. Quei primi cantieri d’infrastruttura furono la sua porta d’ingresso nell’edilizia. Negli anni Venti, dopo essersi fatto le ossa con le prime operazioni immobiliari a Pistoia, il fiuto di Giuseppe per gli affari puntò la rotta su Roma, una capitale ancora in costruzione, affamata di braccia, di idee e di nuovi alloggi.

Di Giuseppe si raccontava che sul cantiere conoscesse ogni operaio per nome, e che a chi finiva nei guai non voltasse mai le spalle. Molti operai nel tempo diventarono dipendenti fidati e rimasero con i Matteoni per tutta la loro vita lavorativa.
Il primo mattone capitolino

L’avvio a Roma

Via della Giuliana, 66 - 1929
Via della Giuliana 66 - 1929

Il 1928 segna il primo cantiere romano della famiglia, a Prati: edifici dalle linee nette e dalle finiture curate, a più scale e più civici, su aree acquistate in proprio. Acquisto, sviluppo, vendita: in quell’anno nasce il metodo che il Gruppo riconosce come il proprio punto di partenza, e che ha attraversato intatto la guerra e ogni stagione successiva.

Del cantiere di Via Sabotino si racconta che Giuseppe volle la «M» di Matteoni sull’architrave di ingresso prima ancora che il fabbricato avesse un tetto: chi costruiva, in famiglia, ci metteva la faccia.
La seconda generazione

Da Giuseppe ad Aldo

Quartiere San Godenzo - anni Sessanta
Quartiere San Godenzo - 1960-1970

Aldo, classe 1923, è il primogenito di Giuseppe; con lui crescono i fratelli Romano, Giancarlo e Wanda. Prende in mano l’impresa sul finire degli anni Cinquanta e firma le stagioni più estese del Gruppo: attraversa gli anni del boom, dai fabbricati di Prati e dei Parioli all’intero quartiere di San Godenzo sulla Cassia, fino ai complessi di pregio del Parco dei Pini. Non più singoli palazzi, ma interi pezzi di città, con strade, negozi e servizi.

Di Aldo si ricorda l’abitudine di passare in cantiere la domenica mattina, a fabbrica ferma: diceva che un muro lo si giudica meglio quando non c’è nessuno a spiegartelo.
La terza generazione

Da Aldo a Riccardo

Las Mariposas, Marbella
Las Mariposas - 2005

Riccardo, classe 1953, il primo della famiglia a progettare e dirigere in prima persona l’esecuzione di importanti cantieri a Roma Nord, porta il Gruppo verso il consolidamento e le nuove direttrici: le infrastrutture per la sosta, con i parcheggi interrati multipiano realizzati a Roma Nord, ed i primi passi oltreconfine, che portano il Gruppo a muoversi verso mercati in pieno boom, come quello del Brasile e della Costa del Sol, in Spagna. È sua la regia che dà al Gruppo la forma di oggi: la struttura per società dedicate e il nome stesso con cui si presenta.

Riccardo ripeteva che la solidità di un’opera nasce molto prima della posa della prima pietra, nella precisione del progetto e nella qualità delle scelte. Ma alla stessa serietà tecnica univa il coraggio raro di guardare oltre i confini, aprendo al Gruppo quel respiro internazionale che ancora oggi ne accompagna l’identità.
La quarta generazione

Oggi

Interni contemporanei
Le Farfalle - 2026

Oggi guida il Gruppo Lapo, classe 1986. Al centro resta la rigenerazione residenziale prime nelle zone alte di Roma, ma il perimetro si allarga: general contracting, advisory e valorizzazione immobiliare, con ogni operazione letta in chiave economico-finanziaria attraverso strumenti data-driven su un’infrastruttura AI proprietaria. Da Giuseppe a oggi, una linea sola che arriva dritta al presente.

Il taccuino in tela cerata di Giuseppe oggi ha lasciato spazio a modelli, dati e sistemi intelligenti, capaci di accompagnare ogni scelta prima ancora che arrivi in cantiere. La tecnologia ha tolto margine all’errore, non al mestiere: a costruire per durare, e a metterci la faccia, sono ancora le persone.

Le realizzazioni, periodo per periodo →

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Lapo MatteoniCEO, Gruppo Matteoni - Case di RomaProfilo LinkedIn