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Tecnologia · Mondo

Dati e intelligenza artificiale entrano nello sviluppo

Analisi data-driven e strumenti predittivi diventano leva competitiva lungo l’intera filiera immobiliare, dalla selezione degli immobili al pricing. Le piattaforme proprietarie incrociano dati di mercato, costi di costruzione e tempi di vendita per stimare la marginalità di un’operazione prima ancora di acquistarla. L’intelligenza artificiale non sostituisce il mestiere, ma lo amplifica: riduce gli errori di valutazione e libera tempo per le decisioni che contano. Chi ha costruito per primo questi strumenti parte avvantaggiato in un mercato dove i margini si difendono con la precisione.

Il punto di svolta non è lo strumento ma il dato. Modelli e piattaforme valgono quanto la qualità delle serie storiche che li alimentano: senza costi reali, tempi reali ed esiti reali, anche l’algoritmo più sofisticato produce stime eleganti e sbagliate. Chi opera da generazioni sullo stesso mercato dispone di un archivio che nessun dataset pubblico replica, perché i dati pubblici raccontano i prezzi richiesti e le medie di zona, non ciò che è accaduto davvero dentro un cantiere e dentro una trattativa.

Le applicazioni concrete sono meno spettacolari e più utili di quanto la narrazione corrente lasci immaginare. Nello scouting, i modelli filtrano centinaia di segnalazioni e portano all’attenzione delle persone solo gli immobili coerenti con criteri di zona, taglio, stato e prezzo. Nella fattibilità, simulano scenari di costo, di tempo e di vendita e mostrano subito quanto un’operazione regge alle ipotesi prudenti. In cantiere, tengono allineati contabilità, avanzamento e fornitori, segnalando gli scostamenti mentre accadono e non a consuntivo.

L’adozione nel settore procede a due velocità. I grandi operatori istituzionali investono in piattaforme e in team dedicati; il tessuto delle imprese familiari, che costituisce la parte più ampia del mercato italiano, osserva, spesso con diffidenza. Chi appartiene alla seconda categoria ma si è mosso come la prima occupa oggi una posizione rara: ha la conoscenza diretta del territorio e del cantiere, e insieme gli strumenti per leggerla con precisione.

Il limite da tenere presente è che nessun modello decide al posto di chi firma. La tecnologia serve a vedere prima, a sbagliare meno e a dedicare il tempo delle persone alle scelte che richiedono giudizio: quale edificio comprare, a quale prezzo, con quale progetto. Il resto, se è ben costruito, può e deve essere affidato alla macchina.

Un aspetto spesso trascurato è la disciplina dei dati. Un’infrastruttura intelligente funziona solo se ogni operazione, ogni fattura, ogni stato di avanzamento entra nel sistema una volta sola, nello stesso formato, e resta collegato al resto: il registro unico è il presupposto di ogni analisi successiva. Costruirlo richiede meno tecnologia e più metodo, e per questo le imprese che hanno sempre lavorato con ordine partono avvantaggiate anche in questa transizione.

Resta una cautela: l’intelligenza artificiale sbaglia con sicurezza quando i dati sono scarsi o distorti, e nel mercato immobiliare i dati scarsi sono la regola per le microzone e per gli immobili rari. Nel pregio, dove ogni edificio è un caso a sé, il modello è un supporto al giudizio, mai il suo sostituto. La tecnologia accorcia i tempi della decisione; la responsabilità di prenderla resta intera.

Lapo MatteoniCEO, Gruppo Matteoni - Case di RomaProfilo LinkedIn

I contenuti dell’Osservatorio hanno finalità esclusivamente informative e divulgative e non costituiscono consulenza professionale, raccomandazione, offerta o invito all’investimento. Dati e valutazioni possono non essere completi o aggiornati. Per finalità, limiti e responsabilità si rinvia alle Note Legali.

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